Obiettivi
L’articolazione delle fasi e delle azioni previste è ancorata ad un approccio riconducibile alla metodologia della ricerca-intervento, fortemente orientata a valorizzare soggetti ed esperienze locali in funzione dell’attivazione di percorsi ed azioni capace di generare impatti significativi e processi di crescita complessiva per i soggetti e le comunità coinvolte.
1. Fasi preliminari:
Già nella fase iniziale di stesura del progetto, abbiamo coinvolto l’Associazione Libera ed il Consorzio di cooperative sociali Nuvola quali realtà-chiave nella promozione della cultura della legalità, in ambito nazionale la prima, nel territorio della provincia di Brindisi la seconda. Con tali partners istituiremo un ambito di staff centrale del progetto che, alla luce dell’esperienza maturata nel settore, suggerirà ipotesi di lavoro e piste, da validare consensualmente e concordare con le realtà locali al fine di una loro concreta e produttiva spendibilità sul territorio di riferimento, anche in considerazione di possibili esperienze in corso o già realizzate.
In ciascuno dei due territori è già in corso un primo lavoro di ricognizione, teso a valorizzare la rete dei soggetti già operanti nel campo della educazione alla legalità. In particolare, abbiamo preso contatto con le Associazioni locali, con le parrocchie, con i centri di aggregazione giovanili, con le cooperative sociali operanti nel territorio, con le case famiglia, etc.. Lo scopo di questi contatti era di avviare un lavoro di lettura comune, di ricognizione ed individuazione delle figure, dei mondi e degli interventi ritenuti più significativi e spendibili, a seconda delle necessità e dei bisogni rilevati nel territorio di riferimento. Ciò consentirà un pieno riconoscimento delle reti locali esistenti ed una valorizzazione della funzione di raccordo e connessione assegnata agli operatori dei servizi della giustizia minorile rispetto ad iniziative e progetti sui temi della promozione ed educazione alla legalità.
2. Fase esecutiva:
Fermo restando che le scelte specifiche di programma scaturiranno dal confronto con i soggetti locali, in base alla individuazione delle aree di maggior bisogno, delle iniziative già sperimentate, delle risorse e delle competenze attingibili, dalle prime informazioni raccolte possiamo però cominciare a delineare alcuni tratti specifici che il progetto assumerà nei diversi territori.
La strategia da seguire in ciascun territorio si articolerà nelle seguenti tappe:
Condivisione delle ipotesi di lavoro con le realtà locali
Lancio di una esperienza pilota rivolta a 15-20 adolescenti in contesti quali scuola, centro di aggregazione, strada.
Realizzazione, con il concorso dei giovani, di uno strumento di sensibilizzazione sul tema della legalità, a tal fine si è identificato l’obiettivo in un Centro di educazione alla legalità.
Promozione, in collaborazione con la rete locale, di iniziative di sensibilizzazione e diffusione di una cultura della legalità rivolte al territorio nel corso delle quali verrà presentato lo strumento costruito con i ragazzi. Attivazione di momenti di valutazione in itinere e di un momento conclusivo di valutazione dell’esperienza.
A conclusione dell’intervento, prevediamo la realizzazione di un Convegno, funzionale alla elaborazione culturale ed alla visibilità pubblica della conoscenza prodotta dall’azione intrapresa.
Fra le ipotesi e le piste di lavoro previste sono le seguenti:
- consolidamento del ruolo degli operatori extrascolastici sui temi della promozione della cultura della legalità, in funzione di una coerenza e continuità del lavoro socio-educativo con i giovani (negli oratori, nei centri di aggregazione, nelle realtà sportive ed animative…), aggiornamento e sensibilizzazione degli operatori scolastici in funzione di una traducibilità nell’ambito dell’azione didattica dall’altro;
laboratori in ambito extrascolastico, basati su una pedagogia attiva (simulazioni, giochi, esercitazioni) e focalizzati sui temi del bullismo e dei conflitti di gruppo;
Come già ricordato, l’impostazione metodologica suggerita valorizzerà la rete di risorse esistenti nei territori individuati, legate ad universi e contesti operativi riconducibili a soggetti ed attori già sperimentati ed operanti ed alle reti da loro attivate.
Ciò rappresenta non solo una indiscutibile risorsa in termini di capitale sociale disponibile, ma anche un patrimonio di conoscenze e disponibilità logistico-operative che possono rappresentare un sicuro vantaggio in termini di economia di realizzazione del progetto.
In Italia si inizia a parlare di aggressione ai patrimoni di mafia nel 1982 con la legge Rognoni-La Torre, che ha introdotto nel nostro ordinamento le misure di prevenzione a carattere patrimoniale (sequestro e confisca) e il delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis codice penale). Da quel momento la lotta ai patrimoni mafiosi è sempre stata indicata come una priorità da tutti coloro che si sono impegnati e si impegnano, tuttora, nel contrasto alle organizzazioni criminali.
È con la legge n. 109/96 che si registra un salto di qualità.
«Vogliamo che lo Stato sequestri e confischi tutti i beni di provenienza illecita, da quelli dei mafiosi a quelli dei corrotti.
Vogliamo che i beni confiscati siano rapidamente conferiti, attraverso lo Stato e i Comuni, alla collettività per creare lavoro, scuole, servizi, sicurezza e lotta al disagio».
Con queste parole iniziava la petizione popolare in calce alla quale Libera ha raccolto, nel 1995, oltre un milione di firme.
Da quella straordinaria mobilitazione è nata così la legge 109 del 1996, che ha consentito in questi primi dodici anni l’utilizzo sociale di numerosi beni confiscati alle mafie.
Cooperative sociali e associazioni hanno potuto, grazie a questa legge, coltivare terreni, utilizzare immobili per svolgere le loro attività, usufruire di sedi ottenute proprio in quei beni che rappresentavano, anche fisicamente, il potere dei clan sul territorio.
Nella provincia di Brindisi nei comuni di Torchiarolo, San Pietro Vernotico, Mesagne la cooperativa “LIBERA TERRA” coltiva i terreni confiscati all’organizzazione mafiosa SCU.
Quella terra sottratta alla mafia, oggi, grazie all’impegno di numerosi giovani produce taralli e vino di qualità.
Anche il Comune di Ceglie Messapica ha nella sua disponibilità alcuni beni confiscati provenienti da guadagni frutto di attività illecite. Essi saranno utilizzati quali sedi del Laboratorio della Legalità e dell’Associazione Antiracket.





