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“Educare alla legalità“: uno slogan di moda o una necessità sociale?

La nostra società, post-consumistica ma di fatto ancora grassamente opulenta e sprecona, è scossa fortemente da innumerevoli contraddizioni economiche e sociali. Intanto, vediamo cosa possiamo fare, hic et nunc (qui ed ora), ai vari livelli e nei diversi settori della socialità diffusa. La scuola e la società civile, nelle sue varie forme aggregative, costituiscono senz’altro, per l’Ente Locale, interlocutori privilegiati ed insostituibili partner per delineare strategie concrete di educazione alla legalità, perché capaci di leggere concretamente il territorio. L’occasione offerta dal Progetto finanziato con i Fondi POR 2000-2006 non poteva essere tralasciata: interloquire ed interfacciarsi con le Scuole del territorio, confrontarsi con alcune Associazioni di frontiera significative (come Libera e l’Associazione antiracket ACIAM), sperimentare percorsi di approfondimento culturale laboratoriale sui temi scottanti della legalità costituiva un “dovere di proposta” per le Amministrazioni Comunali proponenti (Ceglie Messapica e Villa Castelli) oltre che un “diritto di risposta” per i potenziali fruitori del progetto. La legalità, infatti, deve entrare nel DNA del cittadino attraverso esempi significativi di impegno individuale e sociale a favore della salvaguardia del bene comune. È importante cominciare, ma è ancora più importante crederci: il mondo può davvero cambiare in meglio, dipende solo da noi, da ognuno di noi! Là dove la testimonianza personale si interfaccerà in modo naturale con la testimonianza istituzionale e sociale, svelando ed eliminando la ragnatela dell’ipocrisia, là dove non varrà più l’espressione: vizi privati in pubbliche virtù, là si sarà costituita per sempre – e non verrà mai meno – la linfa vitale della legalità, capace di generare donne e uomini onesti, coraggiosi, responsabili dei propri destini e di quelli altrui. I bambini, i ragazzi, i giovani sono anime limpide, come lo eravamo noi adulti, una volta. Non possiamo deluderli, come forse molti di noi lo sono stati nel tempo e in diverse circostanze: non è in gioco il destino dei singoli, ma quello dell’intera comunità umana. Allora, è necessario far nostra la famosa massima: agire localmente, pensare globalmente!!!
Sindaco di Ceglie Messapica
Prof. Pietro Federico

La “legalità”, ossia il rispetto e la pratica delle leggi, costituisce una condizione fondamentale perché vi siano libertà, giustizia e pace. Se mancano chiare e legittime regole di convivenza, oppure se queste non sono applicate, la forza tende a prevalere sulla giustizia, l’arbitrio sul diritto, con la conseguenza che la libertà è messa a rischio, fino a scomparire. Occorrono, dunque, delle regole di convivenza. E non può esserci arbitrio alcuno nell’applicazione di tali regole: non c’è distinzione tra il “mio” amico e il “mio” nemico, tra quello che appartiene alla “mia” parte e quello che non appartiene alla “mia” parte. In realtà, la “mia” parte non può che essere quella del bene comune, della ricerca costante di questo stesso bene. Il primo compito che spetta a tutti gli Amministratori è, allora, la pratica della legalità. Il cittadino ha diritto all’imparzialità nelle scelte di chi amministra, ha diritto ad un trattamento equanime. Non ci sono mai cittadini di serie A e di serie B. Non può essere considerato con più attenzione solo chi ha voce potente, mezzi, denaro, terreni, informazioni, conoscenze e quant’altro. A tutti si deve la stessa attenzione, lo stesso rispetto della legge, la stessa imparzialità. Per ogni Amministratore locale, un passaggio fondamentale nel suo dedicarsi ad opere di giustizia è il saper ascoltare e il desiderare ascoltare sia ciò che viene detto, sia ciò che resta inespresso e celato. Il vero valore della politica oggi nasce da un’assunzione di responsabilità in un orizzonte etico. La politica è etica, anche se in maniera laica. Bisogna costruire una cultura della legalità come valore fondamentale della convivenza democratica.
Sindaco di Villa Castelli
Avv. Francesco Nigro