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Il Bullismo
I fenomeni di bullismo, riportati con sempre maggiore frequenza dai mass media, sono spesso compiuti da gruppi medio-piccoli, composti per lo più da un leader e da una serie di complici, che eseguono gli atti aggressivi o semplicemente danno appoggio e copertura.
Gli atti di bullismo sono anche spesso favoriti da un ambiente omertoso in cui i compagni di classe non si accorgono di nulla o fingono di non vedere.
Molto spesso il bullismo rimane nascosto per anni determinando nella vittima conseguenze profonde e spesso difficilmente reversibili.
Non tutti gli episodi di bullismo avvengono nella scuola anche se, è certamente l’ambiente dove più facilmente si possono osservare contrastare e prevenire.
Considerata l’importante funzione educativa e di socializzazione che la scuola riveste, essa è il luogo privilegiato per attuare interventi a carattere preventivo di promozione del benessere e per costruire una cultura del rispetto e della solidarietà.

Le Ecomafie
Oggi il ruolo diretto delle organizzazioni mafiose nel saccheggio del patrimonio ambientale e culturale del nostro Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, è un dato acquisito.
L’ecomafia, termine coniato da Legambiente, è entrata nel vocabolario della lingua italiana, viene studiata in molte scuole, è oggetto di tesi universitarie, ispira fumetti e best seller di letteratura e persino barzellette.
Da sempre Legambiente studia l’incontro specifico tra l’ecomafia e la criminalità ambientale in Italia e a livello internazionale, ponendo l’accento anche sul ruolo giocato dalla criminalità organizzata. L’attenzione è maggiormente focalizzata nei due cicli a maggior impatto ambientale, quello del cemento, dall’abusivismo edilizio alle cave illegali fino alle infiltrazioni criminali negli appalti, e quello dei rifiuti, dai traffici agli smaltimenti illegali.
Nel corso degli anni a questi due filoni per eccellenza dell’ecomafia si sono aggiunti il racket degli animali (dalle corse clandestine dei cavalli ai combattimenti tra pitbull), che si intrecciano, spesso, con altri fenomeni, come la macellazione clandestina, gli allevamenti illegali, il ricorso a farmaci proibiti per dopare gli animali, i traffici di derrate alimentari che non dovrebbero raggiungere il mercato e il traffico internazionale di opere d’arte.

Il traffico delle vite umane
Nonostante siano stati compiuti importantissimi passi verso il riconoscimento, la garanzia e la tutela dei diritti umani, tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI l’umanità si è dovuta confrontare con un fenomeno che si pensava definitivamente scomparso, ma non per questo dimenticato, dalla storia: la schiavitù. In particolare, si è iniziato a parlare di nuovi schiavi in relazione allo sviluppo assunto da un mercato criminale particolarmente turpe, giustamente considerato un crimine contro l’umanità, una delle forme più drammatiche e attuali di violazione dei diritti umani: il traffico di esseri umani.
Oggi la schiavitù si presenta con volti diversi rispetto al passato e coinvolge un numero sicuramente più elevato di persone in tutto il mondo. Il Dipartimento di Stato americano stima che annualmente sul pianeta il numero di persone trafficate per essere successivamente schiavizzate e sfruttate sia stimabile tra le 600.000-800.000, per un fatturato criminale che supera i dieci miliardi di dollari l’anno. Recentemente le Nazioni Unite sono giunte a stimare in circa 2 milioni le persone vittime del traffico ogni anno a livello mondiale, per un giro di affari complessivo di circa 32miliardi di dollari, profitto paragonabile a quello derivante dal traffico di armi e di droghe.

Il racket
Il racket si concentra soprattutto nel Sud, dove la criminalità mafiosa e camorristica condiziona storicamente la vita e la sicurezza di molti cittadini e ne limita la libertà d’impresa e sviluppo.
Il racket o “pizzo” è rivolto in genere a operatori economici o a chi detiene la proprietà di un’azienda (negozio, cantiere, fabbrica) che produce reddito. Prima di giungere alla richiesta esplicita, e per essere certo che la risposta della vittima sia positiva, l’estorsore applica una strategia di minaccia e intimidazione che ha il fine di spaventare l’operatore economico senza tuttavia annientarlo (altrimenti rischierebbe di perdere una fonte di reddito). Le minacce sono graduate, a seconda della minore o maggiore resistenza della vittima, puntano a impaurirla, facendole capire quanto sia “insicura” e in pericolo.
Piegarsi alla paura e pagare vuol dire imboccare una strada che può condurre alla perdita della propria libertà, non solo imprenditoriale. Cedere la prima volta può predisporre a successivi cedimenti (ad esempio acquistare prodotti solo da certi fornitori segnalati o assumere qualcuno debitamente raccomandato) che possono, col tempo, sconfinare in veri e propri comportamenti illegali. Oggi, dunque, non cedere e ribellarsi non solo è giusto, ma anche conveniente. Chi si oppone al racket può contare, da una parte, sul sostegno delle istituzioni e delle leggi dello Stato, dall’altra, sulla forza dell’associazione con altri operatori economici ugualmente intenzionati a ribellarsi.
Grazie a questa collaborazione, negli ultimi tempi, l’azione di contrasto del racket ha messo a segno importanti risultati.

L'usura
L’usura è un male antico che da sempre accompagna la storia dell’uomo. In pratica consiste nello sfruttare il bisogno di denaro di un altro individuo per procacciarsi un forte guadagno illecito. L’usura è un reato che si basa nel concedere un prestito a un tasso d’interesse superiore al cosiddetto “tasso soglia”.
L’esperienza dimostra che chi ha deciso di denunciare l’usuraio solo molto raramente ha subito conseguenze per la propria sicurezza personale; quando violenza c’è stata, si è avuta quasi sempre all’interno del rapporto d’usura. In realtà, ciò che pesa in modo decisivo sul rapporto fra usurato e usuraio, è la convinzione della vittima di non avere comunque alternative alla propria situazione. Solo l’usuraio, al momento del bisogno, lo ha “aiutato” e anche se man mano gli toglie il patrimonio e la serenità, l’usuraio può, comunque, “dargli” ancora qualcosa.
Per troppo tempo l’usura non è stata percepita come un pericolo sociale, infatti, fino al 1992, in caso di flagranza, non era obbligatorio l’arresto. Questo atteggiamento risale al tempo in cui l’usura era esercitata dal “cravattaro” di quartiere che svolgeva la propria attività in un ambito ristretto. Negli ultimi anni, però, a questa tradizionale attività si è affiancata quella di organizzazioni che, agendo attraverso cosiddetti “indispensabili” (commercianti, commercialisti, professionisti), concedono prestiti sia ai singoli e alle famiglie, sia a tante piccole e piccolissime aziende in difficoltà finanziarie.
Infine c’è la nuova frontiera dell’usura, quella gestita dalla criminalità organizzata, che utilizza il prestito usurario per riciclare il denaro ed estendere il proprio controllo sul tessuto economico. Di fronte all’aggravarsi della pericolosità del fenomeno il Parlamento ha approvato la legge 108/96, che ha meglio definito il reato di usura e inasprito le pene per chi lo commette, prevedendo anche il sequestro e la confisca dei beni dell’usuraio.