Attività
È nostra intenzione realizzare un progetto che coinvolga gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado dei Comuni di Ceglie Messapica e Villa Castelli. (in all. elenco scuole)
Nello specifico verranno realizzati:
nella mattina, durante l’orario scolastico:
• 8 incontri rivolti agli studenti di Ceglie Messapica presso il Teatro Comunale
• 3 incontri rivolti agli studenti di Villa Castelli presso una delle scuole del Comune
nel pomeriggio:
• 11 incontri laboratoriali, rivolti agli studenti e ai giovani di entrambi i Comuni, presso un bene confiscato, nonché sul territorio.
Gli incontri che si svolgeranno la mattina con gli studenti delle scuole vedranno la partecipazione di testimoni delle cooperative legate al progetto Libera-Terra, familiari di vittime di mafie ed educatori di Libera; mentre gli incontri del pomeriggio avranno essenzialmente carattere laboratoriale con la collaborazione della Cooperativa Pro-Movendo (presidio locale di Libera) per la realizzazione di un supporto video/audio e l’avvio, implementazione del centro territoriale di educazione alla legalità
Gli obiettivi sono:
1. promozione della legalità democratica, della responsabilità e della cittadinanza, fondamentali per la convivenza civile;
2. diffusione di una educazione alle regole;
3. esaminare i modi e i mezzi con i quali le mafie accumulano ricchezze e potere economico;
4. approfondire la storia di un bene confiscato alla mafia, del suo utilizzo sociale, della possibilità lavorativa e di promozione sociale che offre al territorio;
5. apprendere le motivazioni fondanti la legge sul riutilizzo dei beni confiscati;
6. progettare percorsi di riutilizzo di alcuni beni del territorio in seguito all’analisi dei bisogni del contesto;
7. acquisizione di conoscenze specifiche rispetto al tema affrontato;
8. acquisizione di competenze nella progettazione e realizzazione di strumenti didattici;
9. avviare e rendere operativo il centro territoriale di educazione alla legalità.
Metodologia
Lo stile di conduzione complessiva del percorso sarà di carattere partecipativo-relazionale, utile ad evidenziare le esperienze personali e collettive, le riflessioni e i significati che i ragazzi attribuiscono agli eventi personali e scolastici che vivono quotidianamente in ordine alla dimensione della cittadinanza, dei diritti e della legalità.
Particolare attenzione è quindi rivolta ai lavori di gruppo, pratica progettuale diretta, per facilitare la costruzione di spazi di ricerca ed elaborazione, capaci di generare un collegamento profondo tra la dimensione individuale, la dimensione collettiva e la pratica concreta.
Il percorso coinvolgerà le scuole di Ceglie Messapica e le scuole di Villa Castelli.
Gli incontri si svolgeranno nei mesi di ottobre e novembre 2008.
Finalità dell’intervento e sue motivazioni
Parlare di “Educazione alla legalità” rivolta ad adolescenti significa, oggi, misurarsi con una situazione paradossale. Se da una parte, infatti, non vi é chi non affermi l’importanza e l’urgenza, soprattutto alla luce di episodi e comportamenti che caratterizzano la nostra società, di formare i giovani alla convivenza sociale e al rispetto delle regole, dall’altra é innegabile la difficoltà con cui tale insegnamento trova spazio nei percorsi didattici delle nostre scuole e negli altri contesti educativi.
Tale difficoltà é addebitabile anzitutto, a nostro parere, ad una serie di fattori socioculturali:
Una diffusa crisi del ‘senso civico’ , riscontrabile anche nel mondo adulto, che si traduce in scarsa fiducia nelle istituzioni, calo della partecipazione sociale, riflusso nel privato.
La propensione al rischio, alla trasgressione e alla ricerca dell’autonomia, che rappresentano tratti caratteristici dell’età adolescenziale.
Le sempre maggiori difficoltà di dialogo intergenerazionale, che hanno portato i giovani a costituirsi come ‘mondo a parte’, in posizione marginale rispetto alla comunità locale e alle istituzioni
Il prevalere, tra gli adolescenti, di valori legati alla sfera individuale e affettiva, rispetto alla dimensione sociale e politica.
“Non possiamo non domandarci – affermava una recente indagine promossa dal Dipartimento Affari sociali – se gli atteggiamenti che deprechiamo nei giovani d’oggi non siano la manifestazione di un perfetto allineamento ai reali codici di comportamento sottesi alla nostra vita sociale, che vengono recepiti e portati alle estreme conseguenze con la radicalità che è tipica dei giovani. Si dice oggi che i giovani sono arroganti, intolleranti, incuranti degli altri e dei loro problemi, ripiegati troppo su se stessi e sulle proprie onnipotenze, incapaci di accettare le parziali sconfitte, desiderosi di sempre nuove sensazioni, avidi di molte cose e legati all’etica del consumo, perennemente inappagati, incapaci di accettare e rispettare le regole, troppo sensibili ai propri diritti e pochissimo attenti a riconoscere i propri doveri. Ma tutte queste sono caratteristiche della generazione che nasce? E’ proprio vero che la generazione degli adulti ne sia, anche solo parzialmente, immune?”
La stessa indagine evidenziava come nel nostro Paese, se da una parte la delinquenza minorile è in lieve calo, e il tasso di criminalità minorile si attesta su valori medio bassi (4% di minori denunciati contro il 14% della Germania e il 22% della Francia), sono in crescita forme di devianza più ‘sommersa’, riguardante in particolare il bullismo nelle scuole ed altre espressioni di violenza immotivata che esplodono in famiglia e verso terzi.
“Questa devianza presenta caratteristiche nuove che la differenziano notevolmente da quella tradizionale quantitativamente più rilevante, tanto da essere definita come ‘malessere del benessere’. Un fenomeno nuovo, quindi, che si caratterizza per l’ingresso nel mondo della devianza del ceto medio, che in passato era rimasto fuori, e per il coinvolgimento delle ragazze che erano finora escluse”.
Se è vero dunque che l’identikit del giovane deviante rimane ancora fortemente connesso alla condizione del soggetto socialmente svantaggiato, alcune condotte trasgressive emerse negli ultimi anni ci riconducono ad un’area della normalità che non presenta forme di disagio manifesto. In particolare, per quanto riguarda le ragazze, si parla di piccoli furti nei grandi magazzini, di coinvolgimento in conflitti famigliari, di ingiurie e diffamazioni ai danni del vicinato, ecc.
Naturalmente il cambiamento delle forme di devianza non è avvenuto in modo uniforme in tutte le aree territoriali: nelle regioni meridionali (quelle interessate dal presente progetto) “emerge una preoccupante situazione relativa a ragazzi passati dalla microcriminalità a reati più gravi, come per esempio quello dello spaccio di stupefacenti, sui quali gioca un ruolo importante la criminalità organizzata”. Inoltre sta prendendo piede una devianza “altra”, quella riguardante i minori stranieri, coinvolti nei reati di furto e di spaccio da adulti che sfruttano la loro condizione.
È comunque importante riconoscere come anche questi fenomeni più eclatanti si innestino su una cultura diffusa che appare sempre più tollerante e acquiescente nei confronti della trasgressione e della illegalità.
Stando così le cose, non possiamo pensare di educare alla legalità senza innestare questo tema all’interno di una più ampia azione di sensibilizzazione e formazione rivolta al recupero del valore della cittadinanza, al senso dell’appartenenza comunitaria, per gli adulti come per i giovani.
Per gli adolescenti, in particolare, è necessario mettere in rilievo il nesso che collega il valore della legalità con l’universo dei valori soggettivi (l’io, l’affettività, lo star bene, la sicurezza, la famiglia…), valori che appaiono più significativi, ai loro occhi, di quelli etico-sociali, oggi in declino. In caso contrario qualunque discorso sull’importanza del rispetto della legge rischia di apparire moralistico e predicatorio.
Un’altra serie di considerazioni riguarda il versante metodologico.
Occorre innanzitutto riconoscere la radicale diversità che caratterizza l’educazione alla legalità rispetto alle altre materie di insegnamento. Al pari della educazione civica (di cui dovrebbe costituire un ramo secondario) l’educazione alla legalità non é una materia come le altre: non si tratta tanto, infatti, di acquisire delle conoscenza, quanto di formarsi una mentalità, di maturare una coscienza personale relativa alla propria appartenenza ad una comunità sociale. Una formazione con forti connotati etici, che tocca da vicino la sfera delle scelte comportamentali e morali dell’individuo.
Pertanto il modello d’intervento dovrebbe discostarsi dall’ approccio didattico tradizionale (trattazione del problema, documentazione, articolazione di domande e risposte...), che non corrisponde alla sensibilità dei ragazzi e tenderebbe a ridurre l’educazione alla legalità a una serie di nozioni in più da imparare; è invece necessario formulare proposte formative che sappiano coinvolgerli in una rielaborazione della propria vita personale e sociale.
Da queste premesse discendono alcune attenzioni che abbiamo ritenuto opportuno porre alla base della nostra ipotesi progettuale:
1. una forte attenzione ai contesti e alle culture comunitarie dei territori destinatari del progetto;
2. una altrettanto forte attenzione alla componente adulta, alle istituzioni e alle agenzie educative (operatori degli enti locali, del privato, della Giustizia minorile, delle Forze di Polizia, della scuola..) in un’ottica di lavoro di rete e di comunità;
3. l’individuazione di forme originali di intervento formativo nei confronti degli adolescenti, che sappiano valorizzare i loro naturali luoghi di aggregazione, i linguaggi, le forme espressive, i valori da loro condivisi.
Infine dobbiamo sottolineare che il presente progetto va a collocarsi in un terreno già dissodato e reso fertile dall’impegno e dal lavoro di tanti operatori e istituzioni. Non siamo certo all’anno zero sul versante della promozione e del sostegno di una cultura della legalità.
Pertanto la nostra progettazione si muoverà a partire dal riconoscimento di due elementi fondamentali:
l’esistenza di esperienze ed iniziative già realizzate in tale direzione, che costituiscono un punto di riferimento importante per la valorizzazione delle conoscenze acquisite e per una loro ricaduta in termini di rilancio, implementazione e sviluppo di logiche ed interventi capaci di generare valore e crescita complessiva delle comunità coinvolte;
• la rilevanza che, in una prospettiva di lavoro integrato e di rete tra le risorse disponibili, hanno assunto le diverse realtà ed i servizi territoriali della Giustizia minorile, soprattutto nei contesti regionali connessi alle realtà territoriali indicate. Si tratta di una preziosa e peculiare presenza che, a partire dalla connotazione istituzionale legata allo specifico oggetto di lavoro (i temi della giustizia minorile) ha di fatto rappresentato, nelle diverse situazioni, di volta in volta un punto di stimolo, promozione, catalizzazione e coordinamento di diverse risorse e soggetti attorno a progetti comuni orientati al mondo degli adolescenti.
L’assunzione di questi elementi porta a concepire ed articolare l’ipotesi progettuale di seguito proposta:
sia nel senso di una forte attenzione alla storia e alla tradizione operativa delle aree territoriali indicate, accentuando gli elementi di connessione fra aspetti di conoscenza e prospettive di azione, secondo un approccio tipico della ricerca-intervento
sia nell’ottica di condividere, elaborare e individuare le linee portanti del progetto e le azioni strategiche prefigurate.





